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I critici d'arte raccontano Anna Maria Guarnieri
La ricerca pittorica dell'artista vista dai
critici d'arte Gerardo Pecci, Franco Bulfarini e Sandra Lucarelli
SUI BINARI DELL’ANIMA LA PITTURA DI ANNA MARIA GUARNIERI
Articolo critico del Prof. Gerardo Pecci
La ricerca pittorica di Anna Maria Guarnieri si colloca sull’asse più
classico e vigoroso di una moderna sensibilità coloristica, unita ad una
rigorosa visione della realtà, trasfigurata attraverso una personalissima e
intensa empatia che la lega a luoghi, a cose e a oggetti quotidiani. Nei
suoi dipinti aleggiano atmosfere e colori che denotano una solida formazione
artistica che riecheggia, a volte, i ricordi e le calde e atmosferiche
pitture della grande stagione
coloristica
dei Macchiaioli e la pittura impressionista e post-impressionista. Si tratta
però di una trasposizione emozionale che agisce a livello inconscio, che
produce una sorta di epifania moderna del colore, unita a un’altrettanto
rigorosa ricerca delle forme e dei particolari e li “carica” di ricchi
significati simbolici. Per Anna Maria un paesaggio non è mai sempre e solo
una raffigurazione, una banale veduta di alberi, di montagne, di fiumi, di
mari, di cieli e cose, perché dietro si cela un universo semantico che
rimanda a significati profondi e duraturi che appartengono alla sfera
emozionale dell’artista.
continua ...
Miti ed emozioni, ritrovano vigore nella rinnovata analisi Simbolica di Anna
Maria Guarnieri
Articolo critico del Dott. Franco Bulfarini

A quattro anni, nella casa di campagna che mi vide nascere, ed in cui a quei
tempi risiedevo, un mattino soleggiato, di fine Settembre, sfidai l’irta
scala che portava al solaio, con la determinazione propria di un novello
alpinista che anela a raggiungere nuove vette per porvi il proprio vessillo,
senza sapere cosa lo attende, tanto in salita che sulla cima. La percorsi
con fatica dovendo alzare molto in alto ad ogni passo le ginocchia, stante
la mia altezza ridotta di bimbo, ché altrimenti sarei certamente inciampato
nei gradini ripidi e scivolosi, se ben ricordo composti di mattoni
rossastri. Finalmente, non senza qualche esitazione ed una certa ansietà,
raggiunsi dopo aver superato quattro rampe, l’ultimo pianerottolo, quello
del solaio, uno spazio
fisico che mi era proibito e forse per questo ai miei occhi ancor più ricco
di fascino. Lì non avrei dovuto essere, perché ritenuto luogo pericoloso,
per un bambino, ma i miei piedi non si erano fermati avvinti
all’irrefrenabile desiderio di sciogliere un nuovo mistero. Il solaio mi
induceva un’attrazione almeno pari a quella per la marmellata della nonna,
se non addirittura, per la mitica cioccolata di nota marca. Come resistere
alla tentazione di sondare quel microcosmo, che la mia fantasia elevava in
grandezza alla decima potenza. Raggiunto il pianerottolo, sbirciai verso il
basso la tromba delle scale e le vertigini non mancarono di farmi tremare le
gambe, tanto da far battere forte il cuore: avevo superato i miei confini,
mi si apriva alla vista un nuovo mondo. A quel punto alzai lo sguardo ed
intravidi almeno tre porte, di un bianco spettrale, che aprivano a diverse
stanze, due mi parevano buie ed inospitali, ma la terza, leggermente
socchiusa ... continua ...

Sulle
orme degli Argonauti l'arte di Anna Maria Guarnieri
Articolo della Prof.ssa Sandra Lucarelli

Non ci sorprende la terra, perché ci ha già rivelato ogni materia. La creta
del mito erige le città e la leggenda fa da fondamenta. dal libro aperto
della storia passano i respiri delle epoche e le voci dei
tempi
lontani. Noi siamo come gli argonauti, alla ricerca del vello d'oro. E'
quanto ci dice Anna Maria Guarnieri, argonauta del terzo millennio,
navigante e scopritrice di tecniche che le danno la gioia del creare. Gesso,
sfoglie di rame e colore, per creare una tridimensionalità, una profondità
di campo, bagaglio di un viaggio infinito dentro al vello d'oro del mistero
che giunge fino a noi. Scioglitrice di nodi gordiani, Anna Maria affianca la
favola alla vita, là dove tutto è luce e ricordo che non si cancella. Con
lei si va nelle città accoglienti, veleggiando da sponda a sponda, là dove
affiorano le memorie, per non dimenticare ogni radice. ...
continua ...

La
ruota e le porte della vita di Anna Maria Guarnieri
Articolo del critico Alberto Gavazzeni

Fugit irreparabile tempus: e fugge, dopo aver sgretolato una dopo l’altra le
civiltà tanto care ad Annamaria Guarnieri, l’artista-archeologa, lasciando
ad antichi orologi il compito di fissare sul
calendario
una realtà senza oggi né domani. Ma il “sole-ruota”, oltre ad essere capace
di celebrare e al contempo polverizzare tutti i miti della storia, ha il
compito di riportarci alle cose di ogni giorno, alla necessità di continuare
a far girare gli ingranaggi che regolano il tempo della storia, a stabilire
il bisogno che gli uomini sappiano prima o poi trasformarsi in fratelli. E
che il tempo sia una componente essenziale della pitto-scultura della
Guarnieri risulta evidente proprio dall’assillante presenza di quella ruota
dentata, di quell’ingranaggio che fa tornare alla mente il mostro meccanico
contro cui lottava Charlie Chaplin in “Luci della ribalta”; se vuoi
apparire, ed oggi tutti lo vogliono, devi essere capace di non farti
stritolare. ... continua ...

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